incubi a nordest

 

 

 

 

 

 

 

Alberto De Poli

collana: vaudeville
978-88-97092-16-2
pagine: 302
15 x 21 cm - brossura
prezzo: 15,00 euro
Novembre 2011



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Alberto De Poli - Incubi a NordEst - Leggendo il libro di Alberto De Poli ho avuto da subito la sensazione di trovarmi di fronte ad un Irvine Welsh veneto. De Poli narra la stessa rabbia, la stessa voglia di fuga sintetica dei protagonisti di Trainspotting. Ma con una differenza, sì, perchè c'è un'enorme differenza sociale ed economica tra la Scozia grigia di Welsh e il Veneto grigio di De Poli. La differenza sta nel lavoro operaio [...] che in Veneto spesso occupa tutti gli spazi dell'esistenza. Lo stile narrativo in questo romanzo si fa al servizio dei personaggi, e mai fine a se stesso. [...] le parole arrivano veloci, diritte, secche, come deve essere la vera narrativa che nasce dalla vita e non dai salotti letterari. Incubi a Nordest sale per diritto al ruolo di romanzo dedicato ai figli dimenticati dal Nordest. Il ruolo dei romanzi che restano nel tempo.

(Dalla prefazione a cura di Massimiliano Santarossa)

 

RECENSIONI E ARTICOLI
Corriere Veneto - recensione a cura di Giacomo Brunoro - 13 febbraio 2012
Zona San Siro - recensione a cura di Giacomo Brunoro - 13 febbraio 2011
www.cittanostra.it - recensione a cura di Luana Miani - dicembre 2011

COMMENTI
Massimiliano Santarossa (Scrittore per Baldini Castoldi Dalai)
Prefazione del libro - Leggendo il libro di Alberto De Poli ho avuto da subito la sensazione di trovarmi di fronte ad un Irvine Welsh veneto. De Poli narra la stessa rabbia, la stessa voglia di fuga sintetica dei protagonisti di "Trainspotting". Ma con una differenza, sì, perché c'è un'enorme differenza sociale ed economica tra la Scozia grigia di Welsh e il Veneto grigio di De Poli. La differenza sta nel lavoro operaio: un lavoro che manca in Scozia e che invece in Veneto spesso occupa tutti gli spazi dell'esistenza. Nei romanzi dello scozzese il tema del lavoro mancante diventa motivo di disillusione dei suoi giovani protagonisti, di perdita della speranza, di rabbia, e di voglia di annegare il proprio tempo in qualcosa che riempia, riempia tutto, anima compresa, per non far pensare. Mentre nel Veneto, che De Poli narra bene, dove il lavoro tende a fagocitare tutto, i suoi ragazzi cercano comunque una deriva, una fuga, un'auto-assoluzione dentro paradisi sintetici, un vero e proprio rifiuto dei modelli del Veneto che conoscevamo, quello dell'esplosiva ricchezza, dell'industria invasiva, del progresso che si fa unicamente sviluppo produttivo e mai umano. "Incubi a Nordest" coglie bene, benissimo, questo fondamentale aspetto sociale, e lo narra senza facile sociologia, o banali moralismi, ma lascia parlare la storia, i protagonisti, la loro vicenda, spesso sciagurata e dannata, ma sempre viva, reale, quasi nelle pagine scorresse il sangue di questi ragazzi e non l'inchiostro. Lo stile narrativo in questo romanzo si fa al servizio dei personaggi, e mai fine a se stesso. Non vi sono evoluzioni stilistiche, giochi dell'autore, quindi le parole arrivano veloci, diritte, secche, come deve essere la vera narrativa che nasce dalla vita e non dai salotti letterari. "Incubi a Nordest" sale per diritto al ruolo di romanzo dedicato ai figli dimenticati dal Nordest. Il ruolo dei romanzi che restano nel tempo.