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Purgatorio
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IL LIBRO | Davide si trova davanti ad una terribile verità: sta morendo. Il tempo è poco, i conti ancora aperti, una vita mai vissuta appieno, la paura dell'eterno. È tempo di bilanci e sarebbe facile cadere nello sconforto se non fosse per un fortuito incontro con la Divina Commedia di Dante Alighieri e, in particolar modo, con la seconda cantica, quella della redenzione.
L'AUTORE | Antonio Agostini (Roma, 1998), dopo aver conseguito la maturità classica, si laurea in Lettere moderne a Roma Tre nel novembre 2020 e poi in Filologia moderna presso la Sapienza a gennaio 2023. Appassionato di Storia, Filosofia e Cinema, nel 2019 ha pubblicato il suo primo romanzo, Cronaca bianca, con la casa editrice l'Erudita.
Un libro complesso e intenso, capace di far sognare
Un uomo, proprio nel mezzo di cammin della sua vita, all'improvviso scopre che dopo cinque giorni morirà. Dovrà affrontare sé stesso, il suo complesso passato, le sue passate e presenti emozioni. Una costruzione in due tempi (ragazzo sognatore o uomo maturo, disilluso e "bruciato") che si alternano bene, ma soprattutto con la consapevolezza che tutto quanto gli sta accadendo può essere visto come un parallelo coi versi del sommo poeta e del suo Purgatorio. La scuola, l'amore, la madre e il padre, l'amico fraterno e non solo. Tutte persone che deve necessariamente incontrare e con le quali fare i dovuti conti prima del suo incombente appuntamento. Un libro scritto con proprietà di linguaggio e profondità, solamente a mio avviso con qualche eccesso di pedanteria (ad esempio il cap. 7, per me superfluo e ridondante) e con quello che considero un importante vulnus narrativo, ovvero la non comprensibile custodia esclusiva di un bambino a un padre violento verso la moglie, ovvero l'amorosa madre del piccolo marchiata come "peccatrice" (e che mi ha ricordato Anna Karenina). Errori di un autore giovanissimo che perdono volentieri, mentre sorprende il piccolo, grande refuso che vede il "modo ancor m'offende" di Paolo e Francesca tramutarsi in "mondo" dopo poche righe. E purgatorio sia! Anche se forse nell'eccesso di severità della versione trecentesca della morale cristiana, con le parole di un aspirante stilnovista severo ma dolce, sofferente ma anelante la redenzione propria e di sua madre, presentata come vittima e colpevole allo stesso tempo così come Dante avrebbe fatto, nonostante il protagonista non possa accettarlo.