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La valigia gialla

di Antonino Schiera

pp. 48
ISBN: 9791280601049
In libreria da: Giugno 2021

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Questa storia nasce da Ao longe o mar, brano del 1994 registrato dai Madredeus.

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Dettagli

IL LIBRO Anni novanta: un uomo, insieme alla sua inseparabile valigia gialla, ci narra uno spaccato della sua esistenza tra Germania, Olanda e Italia. Una vita caratterizzata dal lavoro, dalle delusioni personali, dalla nostalgia. Questo è un omaggio a tutti gli immigrati costretti a lasciare la propria terra, ma anche a quelle persone che per una delusione d’amore soffrono e perdono la voglia di vivere calpestando la propria autostima. Persone, queste ultime, che intraprendono un percorso di autogenerazione e guarigione attraverso il viaggio, fisico o mentale.

L'AUTORE Antonino Schiera (Palermo, 1966) è poeta, narratore e collaboratore giornalistico. Ha vissuto tra Germania e Austria, Esperto di marketing e comunicazione, utilizza la parola come un ponte che può unire mondi che ancora non si conoscono. Ha pubblicato: Percorsi dell'anima (Europa, 2013), Frammenti di colore (La Gru, 2016),
Meditare e sentire (Il Convivio, 2019), Sciabordio vitale sotto il cielo plumbeo (Il Convivio, 2021).

  • Recensioni
  • Valutazione 
    11/01/2023

    Recensione

    Quando ebbi il piacere di presentare, in quel di Villabate, il primo libro di poesie di Antonino Schiera, Percorsi dell’anima, mi soffermai sulla sezione degli ‘Aforismi’, “nella quale l'esigenza di vivere carne e anima nel mondo che ci circonda si fa imperiosa e diviene impegno a un tempo civile e sentimentale”. Occupandomi poi delle altre raccolte, affermai che in esse “gli aforismi sono invece trasferiti direttamente nella poesia, che assume così una particolare pregnanza riflessiva, rendendosi quindi più universale”. Quello di ragionare per aforismi è quindi una caratteristica della scrittura del nostro Autore, e si può affermare che anche nel corpo di questo interessante e simpatico racconto intitolato La Valigia gialla sono disseminati ma riconoscibili diversi aforismi. Ne riporto qualche esempio: “Avvolto nella solitudine dei miei pensieri, sto toccando con mano il sentimento della nostalgia, mi chiudo ogni giorno in me stesso, come un riccio quando percepisce un pericolo”.  

    “La pausa è il momento di maggiore relax per me, ma anche quello in cui mi rattristo maggiormente, perché penso ai miei cari in Sicilia, alla mia terra, al mio mare”.

    “Il mio cordone ombelicale è stato tranciato alla nascita, ma sapere di essere amato da chi mi ha generato mi rinvigorisce”.

    “Mi sentivo come una quercia il cui tronco era sempre più aggrovigliato da una pianta d’edera e quindi destinato a morire, se non disinnescando quella fitta matassa sinuosa e mortale nello stesso tempo, alimentata dal dubbio”.

    Come si vede, sono frasi che potrebbero molto facilmente essere reinterpretate e riscritte in termini di aforismi. A un certo punto del racconto viene espressamente citato un aforisma di Lord Byron, che però, per una svista non saprei dire a chi dovuta, viene rovesciato: “L’amore è come l’amicizia senza le sue ali”. Svista corretta immediatamente con l’affermazione:
    “Eleonora era una mia amica, ma non eravamo dotati delle ali dell’amore, che ci potessero portare lontani da tutti per amarci”. La valigia gialla è un titolo indovinatissimo, perché richiama immediatamente gli emigranti italiani che si muovevano con un bagaglio grosso e pesantissimo e, soprattutto, “senza rotelle”. Li abbiamo visti tutti nelle stazioni sollevare faticosamente e passare questi ingombranti bagagli attraverso i finestrini dei treni a lunga percorrenza che raggiungevano il Nord Italia o il Nord Europa, e poi affrettarsi a salire in carrozza, sperando in un posto a sedere. Tutti noi abbiamo avuto parenti o conoscenti che hanno seguito questa triste trafila e poi sono scomparsi per un lunghissimo periodo di tempo, e molte famiglie sono sopravvissute soltanto grazie a questo sacrificio. Ma il protagonista del racconto in realtà prende il treno nel 1990, dopo la caduta del Muro di Berlino, e lo fa non soltanto in cerca di lavoro, ma soprattutto per sfuggire a una delusione d’amore che lo aveva portato sull’orlo del suicidio. Tuttavia, nella sua permanenza prima in Germania e poi brevemente in Olanda, ha modo di provare sulla propria pelle il senso di straniamento dei migranti, dovuto principalmente ai luoghi sconosciuti, alle lingue incomprensibili, agli odori diversi e in primo luogo alla mancanza del mare.
    Così una semplice fuga diviene un’esperienza di identificazione con i migranti di tutti i tempi e fa risuonare le corde della nostalgia, un sentimento profondo, ma sconosciuto a chi passa tutta la vita nei luoghi in cui è nato. 

    Naturalmente il racconto narra le vicende lavorative ed anche fuggevolmente sentimentali della permanenza del protagonista nei paesi stranieri, ma il vero focus è proprio il viaggio, lo spostamento in terre sconosciute, e soprattutto il viaggio in treno. Questo dato è forse il più autobiografico del racconto, perché Antonino Schiera è una persona letteralmente ammaliata dal treno, fino ad emozionarsi anche soltanto a vederlo passare, o persino a vedere i binari. Il protagonista del racconto prova infatti un profondo piacere a stare seduto vicino ad un finestrino vedendo scorrere al di là le campagne, le città, le diverse stazioni, e “i binari che si intersecano come a formare una ragnatela: ponti stradali e pedonali, sottopassi, rampe e viadotti. Quanta energia concentrata e quanti convogli ferroviari che sferragliano.”

    E il mondo è vero soltanto visto attraverso il finestrino del treno o in una stazione ferroviaria.

    “Vado spesso nella piccola stazione dei treni per comprare il giornale italiano, La Repubblica o il Corriere della Sera che arrivano però con un giorno di ritardo. Mi rilasso guardando passare i convogli ferroviari seduto in una panchina. Ogni tanto si materializza il desiderio inconscio di salire su uno di quei treni per tornare a casa.” E ancora:

    “La campagna tedesca ha un fascino particolare, forse perché è la prima volta che la osservo da un treno.”

    Fra passione per il treno, rievocazione dei flussi migratori, sentimenti di solitudine e di nostalgia, curiosità per i mondi estranei e riflessioni anche ottimistiche sulla vita, il protagonista non resiste al desiderio di tornare alla sua terra, ai suoi affetti e al mare, ma questa volta decide di prendere l’aereo.

    Valutazione 
    07/05/2022

    Viaggio fisico e introspettivo

    “La valigia gialla” è un racconto autobiografico che Antonino Schiera ha pubblicato  nel luglio 2021 per Libero Marzetto editore, anche se come in ogni buona invenzione  letteraria, anche la sua novella mischia realtà e fantasia.  Il racconto, breve, come ogni racconto che si rispetti, ma intenso, ha come protagonista Il viaggio. Sono gli anni novanta: un giovane uomo, il protagonista, insieme alla sua inseparabile valigia gialla, narra della sua esistenza tra Germania, Olanda e Italia. Una vita caratterizzata dal lavoro, dalle delusioni personali, dalla nostalgia.
    Questa storia è stata ispirata all’autore dalle note Ao longe o mar, brano del 1994 registrato dai Madredeus, ed è citando le stesse parole delle scrittore: “un omaggio a tutti gli immigrati costretti a lasciare la propria terra, ma anche a quelle persone che per una delusione d’amore soffrono e perdono la voglia di vivere calpestando la propria autostima. Persone, queste ultime, che intraprendono un percorso di autogenerazione e guarigione attraverso il viaggio, fisico o mentale. Gli artisti si sa hanno sempre viaggiato, per ragioni differenti. Per via della committenza, per aggiornare il proprio stile, per vedere, per sperimentare, per conoscere. La tematica del viaggio in letteratura è quindi molto ricorrente. Il viaggiatore per eccellenza, come tutti ben sappiamo è Odisseo o anche chiamato Ulisse, eroe mitologico, che lontano dalla propria patria affronta con coraggio e astuzia mille pericoli pur di far ritorno nella propria terra. Tra gli autori latini non si può tralasciare Virgilio. La maggior parte del racconto dell’ Eneide di Virgilio è infatti incentrata sul viaggio di Enea, profugo di guerra, che insieme ai suoi compagni si spinge per mare alla volta del Mediterraneo. Ma anche Marco Polo, autore del primo resoconto di viaggio nella storia della letteratura con Il Milione.
    Spesso il viaggio e la partenza sono visti come processo di purificazione del soggetto e prerogative essenziali di un iter di iniziazione alla vita, per cui l’abbandono della propria casa, malgrado doloroso, ed il cammino attraverso paesi sconosciuti diventano tappe necessarie nella crescita dell’individuo. Nella letteratura del 900 il viaggio diventa espressione del disorientamento dell’uomo contemporaneo. Nel 900 cambia profondamente il modo di interpretare il viaggio, che assume un valore psicologico ed emotivo. Qualunque sia il motivo che spinge l’uomo a spostarsi da un posto all’altro, i sentimenti di chi viaggia si accomunano e da sentimenti individuali diventano sentimenti collettivi. La sofferenza del distacco, la nostalgia, il desiderio del ritorno, l’incontro con "l’altro”, la riscoperta e l’affermazione della propria identità, il superamento dei propri limiti. Per tutti questi motivi, quello che noi definiamo “viaggio” deve essere visto sempre come un’occasione di arricchimento della nostra anima. Spostarsi, allontanarsi dal proprio porto sicuro, implica il contatto con il diverso e la scoperta di luoghi mai visti. L'autore in maniera emblematica infatti scrive: “Un velo di tristezza fa capolino nella mia mente, acuita dal fatto che non posso parlare con nessuno. Forse un poco di francese, ma il tedesco proprio non lo capisco. E alle belle ragazze che mi passano vicine velocemente, non bastano il mio sorriso e uno sguardo dolce che rivela la mia solitudine…Sentimenti di vario tipo si affollano nella mia mente, dopo avere posizionato con qualche difficoltà la valigia gialla nel bagagliaio del treno: speranza, nostalgia, isolamento. Sono comodamente seduto nel mio posto riservato e nel silenzio dei miei pensieri… Il peso della valigia è enorme anche metaforicamente, perché carica di lacrime, effetti, emozioni. E allora viene spontaneo immedesimarsi in ciò che dovevano e devono provare tutti coloro che lasciano la loro amata terra per un futuro incerto. In questa storia a mio avviso i protagonisti sono anche altri due: la valigia e il viaggio. È da evidenziare come l’autore descriva minuziosamente i treni, mi ha infatti svelato nella corrispondenza privata che lo appassionano. "Comincio la mia esplorazione lungo tutto il treno, composto da ben dodici carrozze. Prima classe, seconda classe, gli scompartimenti a salone e quelli riservati, i bagni e poi il posto più interessante, ovvero il bar dove ordino una piccola birra come aperitivo”
    Frequenti le descrizioni poetiche del paesaggio, attraverso l’uso di similitudini, che ci riportano allo Schiera poeta, e che scorre dal finestrino durante il viaggio in treno: "Sono sovrappensiero e vedo sfilare la campagna tedesca, il paesaggio intorno assume un aspetto sempre più nordico, cambia la flora e cambiano i colori. L’atmosfera è ovattata nel silenzio e nell’ordine tipico della Germania. Durante il viaggio cala il buio: la notte prende il posto del giorno e io come il bosco senza luce, sprofondo nell’oscurità. Vivo come se mi trovassi all’interno di una bolla, attraverso la quale cerco di lasciar penetrare soltanto impressioni positive, in quanto il mio animo tende e volge al brutto. Mi sento solo in una terra che non mi appartiene, sconosciuta. E ancora: “Avvolto nella solitudine dei miei pensieri, sto toccando con mano il sentimento della nostalgia, mi chiudo ogni giorno sempre più in me stesso, come un riccio quando percepisce un pericolo. Ogni tanto si materializza il desiderio inconscio di salire su uno di quei treni per tornare a casa. Altre volte vado in una sala di videogiochi che mi permette di perdermi in un mondo inesistente frutto della fantasia e del desiderio di innamorarmi”. Il protagonista si sente solo e sente forte il desiderio di legarsi, di amare ancora… prova anche un senso di fallimento quando incontra lo zio che lo aspetta alla stazione. Il suo è dunque un viaggio non solo fisico ma introspettivo… A un certo punto decide di lasciare la Germania, di cui ci fa un affresco, quando si sofferma a pensare al tragico passato nazista della Germania. “Una nazione, quella tedesca, rimasta per decenni divisa in due grandi sfere di influenza: americani, francesi e inglesi da una parte, russi dall’altra. E poi Berlino, anch’essa divisa in due grandi settori. L’iniziale euforia dei tedeschi per la riunificazione, si sta trasformando in preoccupazione per via dei costi del risanamento della parte sovietica rimasta arretrata rispetto allo sviluppo della parte occidentale. Quindi giunge in Olanda e anche questa volta il lettore sarà accompagnato alla scoperta di paesaggi nordici. Il nostro protagonista spesso si chiede se questa esperienza all’estero possa sanare le sue ferite interiori, il carico dei suoi ricordi, ed è qui che il lettore leggendo “La valigia gialla” dovrà scoprirlo.
    Per concludere vorrei citare alcuni versi, perché è così che possiamo definirli, della canzone ispiratrice del racconto, che pienamente si accordano con l’opera:
    In lontananza il mare
    tranquillo porto di rifugio;
    Di un futuro più grande
    ancora non perso
    nella paura presente
    Non ha senso
    non sperare più per il meglio
    Viene dalla nebbia che esce
    la promessa precedente
    Abbracciando il desiderio
    Canto il tempo che passa

    E come questi versi, anche l’autore, dopo essere sprofondato nella disperazione più cupa, spera in un futuro migliore, magari non lontano dalla propria casa e origini…

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