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Moriens anima
pp. 108
ISBN: 9791280204950
Uscita prevista: 22 dicembre 2023
Spedizione gratuita su ordini a partire da 25 €
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IL LIBRO | Versi liberi, immaginati come un concept album, una traccia trasversale dell’anima di un essere umano e dell’universo che lo circonda. Attraverso i suoi occhi frammenti di vita, emozioni, amori persi, disagi. Facce di un’esistenza in equilibrio tra la luce e le ombre. Un essere umano non è ancora sconfitto, rimasto in sospensione, in bilico tra la rassegnazione e il sentirsi pronto alla sospirata rinascita. Il tutto con ritmo, con una forma musicale, come se i componimenti fossero canzoni, spoken word, ovviamente non trascurando la forza della parola, scarna a volte, limando il più possibile per arrivare all’essenziale. In maniera semplice, dicendo il giusto nel modo migliore.
L'AUTORE | Manuele Michieletto (Treviso, 1981), cresce tra campi e capannoni industriali della pianura veneta e a quindici anni abbandona la scuola. Da allora lavora come manovale, carpentiere, operaio metalmeccanico e trova conforto in pillole di letteratura, cinema, musica (in principio furono i Nirvana. Robert Johnson e Bob Dylan), soprattutto dal passato. A vent’anni, da autodidatta, inizia a scribacchiare perché ne ha un esistenziale bisogno. Scrive frasi, racconti, soggetti, poesie, e lo fa inesorabilmente ancora a matita. Nel tempo brucia ogni pagina, non volendo contribuire a riempire oltremodo il mondo di robaccia. Moriens anima è ciò che finora è sopravvissuto alle fiamme.
Parole che sanno dove colpire
I manoscritti non bruciano.
Parto citando uno dei libri più belli che io abbia mai letto ovvero Il Maestro e Margherita e il citazionismo potrebbe non terminare qui, visto che la lettura di Moriens Anima è stata un po' come compiere un viaggio a ritroso, incontrando pezzi del passato, tra letture, suggestioni, canzoni.
Mi sono tuffata nei meandri oscuri di ciò che è stato, scavando a fondo nel dolore e nel senso di inadeguatezza mai sopito e che sembra essere un autentico marchio di fabbrica.
Le parole che Manuele utilizza ci aiutano a percepire le difficoltà di una persona estremamente nor- male ( scritto proprio così). Alcun bisogno di inutili orpelli, non c'è la volontà d'incantare e tantomeno conquistare chi legge, raccontando mezze finte verità. L'intenzione è invece quella di sbatterti in faccia una verità tutta intera con tutti i suoi drammi, le sue ombre e le sue poche e disperate luci.
Qui dentro ci ho trovato un po' di Stefano Benni e un po' di Kurt Cobain, Il Male di vivere de Les Fleurs du Mal e il cinismo sociale di Le Spleen de Paris.
Baudelaire al quadrato.
Poesie che sono quasi confessioni urlate in silenzio, all' interno di un diario le cui pagine risultano imbrattate di dolore, quel dolore quotidiano che niente e nessuno sembra poter cancellare o tantomeno acquietare.
Ci vuole coraggio per raccontarsi in questo modo, mettendo a nudo la propria anima e darla poi in pasto a perfetti sconosciuti con l'attitudine giudicante. Si tratta di richieste d'aiuto o voglia di rivalsa? Un' auto confessione per esorcizzare i propri demoni interiori o tutte queste cose messe insieme?
E tornando alle parole e alla loro assoluta rilevanza, ho amato particolarmente l'uso che ne ha fatto l'autore così come la cura utilizzata nella loro scelta. Ognuna di esse si incastra a perfezione in un mosaico di macerie e frammenti di cuore, tra cose troppo dure da svelare e altre che premono per saltare fuori, liberandolo un po' dal veleno che intorbida il sangue
Mi dicono che per saper scrivere sia fondamentale aver fatto anni di studi accademici. Mi dicono che una laurea renda gli autori più credibili. Non è vero.
L'anima, il cuore, il cervello rendono una persona e un autore credibili. Ciò che sono in grado di esprimere con una penna tra le mani o con le mani su di una tastiera. L'unico pezzo di carta che conta è quello su cui sanguinare.
I manoscritti non bruciano, ma sanno dove far male.