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Faccio tardi al lavoro
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pp. 90 In libreria dal 25 agosto 2025 Spedizione gratuita su ordini a partire da 25 € |
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IL LIBRO | Hanno i volti dello spreco i mostri del nostro personalissimo chiaroscuro temporale, della distanza, delle illusioni svanite. Sul perché sia necessario ancora il retaggio quotidiano del sacrifico per la mera sopravvivenza, imprigionati in routine alienanti, svuotati da stress e rifocillati di superficialità e storture; o del perché sovente sia necessario separarsi dalle persone, dai luoghi e dalle cose amate per la speranza di raggiungere un minimo di dignità, indipendenza, realizzazione - nel gioco cinico del partire o del restare -privandosi inevitabilmente di qualcosa, in ogni caso, non ci è dato sapere: le riflessioni richiederebbero un'analisi scrupolosa; ma faccio tardi al lavoro.
L'AUTORE | Antonio Tarallo (1988) vive a Contursi Terme (Sa). Presente in diverse raccolte antologiche di poesia e narrativa, ha vinto decine di premi letterari su tutto il territorio italiano. Nel 2017 esordisce con la silloge Reiterazione, nel 2020 pubblica la silloge Acquari per uccelli, nel 2022, pubblica la terza silloge Hiroshima Provinciale.
Regalo molto apprezzato
Mi hanno regalato questa raccolta, Faccio tardi al lavoro, e mi ha sorpreso per la solidità e la consapevolezza della scrittura. L’autore lavora per sottrazione, cura il ritmo del verso e usa pause ed enjambement con misura, senza mai cercare l’effetto. La lingua è controllata, le immagini essenziali, l’insieme coerente dall’inizio alla fine. È una poesia che dimostra mestiere e visione, e proprio per questo si fa leggere e ricordare.
Una voce che non chiede permesso
La poesia di Antonio Tarallo, in Faccio tardi al lavoro, non cerca legittimazioni né salotti. Non chiede attenzione: esiste. Ed è proprio questa assenza di mediazione a renderla autentica. La scrittura rinuncia all’estetica per farsi gesto di resistenza quotidiana, testimonianza della fatica di vivere, lavorare, amare senza illusioni.
Tarallo non punta alla gloria del verso, ma a una verità vissuta: quella del corpo stanco, dei tempi che non tornano, di una coscienza che procede per accumulo, non per rivelazioni. La sua è una lotta non epica ma ordinaria: silenziosa, concreta, generazionale. Il vero, oggi, è che facciamo tutti tardi — e spesso non sappiamo più dove stiamo andando.
Nel titolo è già contenuta la condizione dell’uomo contemporaneo: affaticato, in ritardo, sospeso. La macchina diventa il centro simbolico della raccolta: non mezzo di movimento, ma spazio di stasi. Alcova, ufficio, rifugio e gabbia mobile insieme. Si vive lì dentro, si ama male, si aspetta, si fallisce.
In un mondo che accelera, la macchina rappresenta il paradosso: lo sforzo c’è, l’arrivo no. Anche l’amore resta intrappolato tra sedili abbassati e silenzi notturni. Nessuna epifania, solo una quotidianità spoglia e vera, raccontata senza sconti.
Faccio tardi al lavoro non consola e non offre vie di fuga. Offre consapevolezza. È una poesia che rende universale il personale e dà voce a corpi logorati da un sistema che chiede solo produzione. Non promette salvezza, ma una cosa sì: dire il vero. E oggi, è già molto.
Un malinconico e raffinato manifesto di poesia civile e introspe
"Faccio tardi al lavoro" dell'autore Antonio Tarallo è una raccolta di poesie che parlano di una società obbligata a una quotidianità che consuma e spegne.
L'autore sottolinea come si tenda a barattare il sogno e la felicità in cambio di un briciolo di stabilità e di abitudini rassicuranti. Per essere "parte di qualcosa" si accetta di vivere una vita fatta di "giorni identici, linee rette".
Nella giungla urbana, per la "mera, opaca, ordinaria sopravvivenza" si finisce per perdere il senso e la propria "scintilla di luce".
Il poeta applica il linguaggio poetico e i termini che indicano figure retoriche per descrivere un'esistenza spesa a lavorare, a raggiungere obiettivi prefissati rispettando consegne e scadenze e un consumismo che diventa riempitivo di un vuoto che non si può colmare, creato dalla società del "Produci/ consuma/ crepa".
"le anafore dalla promozione
l’iperbole dall’attesa di un gentile riscontro
l’allitterazione pagabile a rate"
"Di allitterate stelle
Sofisticate Ellissi
Sinestesie dal cielo
Ho sentito parlare"
Anche l'amore viene descritto usando termini tecnici poetici, che infondono un'eleganza malinconica.
"Come rivivranno
la prosodia del bacio
l’elisione della gonna
la semantica dei tuoi occhi?"
Con le sue "sinestesie galleggianti" ( per esempio "odori silenziosi" e "invenzione blu") l'autore sottolinea una percezione su più piani di una realtà che sta stretta, che attanaglia nei momenti di stress e malinconia, riemergendo come bisogno di fuga e di una ricerca artistica e poetica che scovi il bello di una vita che sembra già decodificata.
Interessanti sono i giochi di parole e di suono che il poeta crea con anafore e allitterazioni.
"[...] tomo
tomo per le scale
tono e semi tono."
Il trittico (di anafore o di aggettivi in climax) ricorda grandi poeti come Petrarca e Pascoli.
"Noi ci siamo amati
Per le ferite
tra le ferite
nelle ferite."
Il poeta cita inoltre Carducci nella poesia "La melma agli irti colli" dove rielabora il titolo della celebre raccolta per sottolineare quanto gli uomini siano intrappolati in questa "melma" di desolazione dalla quale non sembrano esserci vie di fuga.
Antonio Tarallo parla del divenire sia in termini positivi e poetici:
"L’ora era giusta e fresca
Ammantava di rugiada
il tremolio del divenire."
sia come un "futuro incompiuto" abitato da una "dolorosa entità in divenire" che continua a ripresentarsi sotto forma di pensieri e memorie di un amore interrotto. Un Effetto Zeigarnik che ritorna circolare e non smette di provocare dolore.
Il legame con la musica è molto forte e vengono citati gruppi musicali come Marlene Kuntz, The Cure e CSI creando un'atmosfera malinconica, nostalgica, cupa, riflessiva e socialmente impegnata.
In questa splendida terzina che termina con una rima baciata l'autore crea la perfetta e sublime sintesi delle tematiche che affronta nella sua silloge.
"Semino qua e là
Il martirio e il medicamento
L’armonia del tormento."
Consiglio a tutti questo raffinato e malinconico manifesto di poesia civile e introspettiva, che analizza la società moderna e scava nelle profondità dell'animo umano.