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IL LIBRO | Lidia, la protagonista di questo libro, è una professoressa. I suoi ricordi sono, in parte, i ricordi dell’autrice, elaborati durante le mattine trascorse a scuola nel periodo della pandemia. Nel silenzio innaturale delle aule vuote, si fa spazio il terreno fecondo dell’ascolto. Lidia cerca le voci. Le voci dei ragazzi che non
affollano più i corridoi, la voce della madre che non sente da tanti anni, la voce dell’amico Manlio che declama il Canto di San Giovanni, la voce del padre, che
il virus ha ucciso, quando ormai la pandemia sembrava sconfitta. Il libro si apre con una nota dell’autrice, prosegue con un breve scambio di battute tra Lidia e
la sorella Anna, per lasciare poi spazio ai monologhi di Lidia, di Anna, del padre (Il caro estinto), di Manlio. Frammenti di memoria, riflessioni in prima persona
si alternano alla narrazione in terza persona: le parole sono tessere di qualcosa che è stato lacerato e che vuole tornare unico e intero, come in quel verso di
Yeats, che Lidia ama tanto e che reinterpreta a modo suo (Nulla può essere unico o intero/che non sia stato lacerato).
L'AUTRICE | Silvia Morotti (1972) nel 1997 vince il XV Premio Montale con una tesi di laurea su Sergio Corazzini. Dottoressa di ricerca in Studi Italianistici e docente di scuola secondaria, ha tenuto laboratori di scrittura presso l’Università di Pisa. Collabora con la rivista “Soglie” con recensioni e saggi. Nel 2011 ha pubblicato I fuochi di Sant’Ermete (Lampi di Stampa). Su “Poesia” (rubrica di Maria Grazia Calandrone) nel marzo 2013 sono apparsi inediti tratti dalla silloge Il sarto in certi romanzi. Sempre nel 2013 ha pubblicato il saggio Guido Gozzano per la Bonanno Editore. Nel 2015 ha pubblicato con la Perrone Editore, Il sarto in certi romanzi; nel 2016, per Lieto Colle, la silloge Pensi dunque il re qualche cosa; nel 2020, per Il Faggio edizioni, in ebook, la silloge Le venti ombre.